Nella lunga ricerca delle esperienze di sostegno psicologico per soccorritori in Italia, svolte in altri ambiti professionali, ci siamo imbattuti, e non senza sorpresa, nella scoperta che forme di sostegno psicologico su scenari calamitosi, rivolte a popolazioni civili, erano già stata sperimentate in Italia, fin dal 1908 subito dopo il famoso terremoto e maremoto di Messina. Indi scarica lo scenario-storico-di-alfa.pdf
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scenario storico di ALFA
giovedì, 28 febbraio 2008Prof. Claudio Neri: Alfa e il Social Dreaming
sabato, 9 febbraio 2008
Claudio Neri Psicoanalista con funzioni didattiche (training and supervising psychoanalyst) della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’ InternationalPsychoanalytic Association (IPA).
È membro di The International Association of Group Psychotherapy (IAGP) e del London Institute of Group Analysis.
Professore ordinario Facoltà di Psicologia presso l’Università La Sapienza Roma.
http://www.funzionegamma.edu/italiano/documenti/socialdreamingfilmato.asp
Indi
i “valori dolci”(2). Rinforzare la resilienza dei soccorritori inducendo una dimensione di benessere
giovedì, 31 gennaio 2008
RED: Reinforce Rescuers’ Resilience by Empowering a well-being Dimension è un progetto della CRI regione Piemonte.
Di seguito riportiamo parte di quando si trova sul sito http://www.cri.piemonte.it/progetti/red/ riferito al progetto co-finanziato dalla UE.
“Gli interventi di protezione civile nel corso degli ultimi anni, stanno assumendo caratteristiche che comportano attenzione a problematiche sempre più complesse. Il profilo stesso delle risorse umane che intervengono nelle situazioni di emergenza sta cambiando. In molti casi i soccorritori vengono preparati a prendersi cura delle vittime con interventi di sostegno psicologico di “primo soccorso”. Nella maggior parte delle emergenze agenti di polizia, vigili del fuoco, squadre specializzate, volontari della Croce Rossa, etc sono infatti le prime persone ad arrivare e a stabilire un contatto umano con le vittime.”Se vuoi saperne di più vai sul sito della Croce Rossa Italiana regione Piemonte.
scarica programma.pdf
A proposito dei valori dolci (1)
giovedì, 31 gennaio 2008A proposito di ‘valori dolci’
Stamattina Giovanni mi ha parlato ‘dei valori dolci’ per distinguere i valori del soccorritore da quello del guerriero. A parte l’inestimabile invidia di non aver trovato io questa definizione così semplice ed elegante, mi sono messo a pensare, complice una foto che proprio oggi mi hanno regalato, per identificare un mio vecchio pallino adolescenziale: la distinzione logica degli errori, ovvero la difficoltà di riconoscere e correggere l’errore Alfa (Primo Tipo), l’errore Beta (Secondo Tipo), e l’errore Gamma (terzo Tipo).
L’errore epistemologico di usare un Valore al posto di un altro è dello stesso tipo logico commesso da chi usa una forchetta al posto del cucchiaio: una punge e afferra, l’altro accoglie e contiene come ben sa chi ha tentato di sostituire il cucchiaio con la forchetta per mangiare il brodo o, viceversa, per portarsi alla bocca un piatto di spaghetti. Il coltello, da questo punto di vista è l’esagerazione di tali caratteristiche e capacità di tagliare, separare, smebrare.
Provare per credere: sostituire con valori e linguaggi aspri e guerreschi i valori e i linguaggi dolci del soccorso equivale a passare continuamente l’invisibile guaio dell’uso inappropriato delle parole: pensare di sconfiggere una malattia è diverso che aiutare il corpo nei processi di autoguarigione.
Tecnicamente si descrive questa situazione come un errore di Primo Tipo, anzi più elegantemente lo si chiama errore Alfa: tra due soluzioni (una giusta e una sbagliata), si preferisce quella sbagliata: tentare di bere il brodo con la forchetta.
Ma non finisce qui: infatti l’errore Alfa, di primo tipo, suggerisce di chiedersi come mai avviene un simile evidente scambio di opportunità e soluzioni. Ecco che emerge l’errore di Secondo Tipo (errore Beta): se il primo si pone su un immaginario piano orizzontale, il secondo svela un piano verticale, una gerarchia di contenitori, di cornici, di forme gerarchicamente successive l’una all’altra, le premesse logiche alle scelte, ovvero quelle cornici sempre meno visibili di esperienze, ricordi, idee, sensibilità e automatismi che ci guidano in modo inconsapevole nelle scelte pratiche e concrete. L’errore di secondo tipo ha a che fare con i livelli concreto/astratto delle cose e delle idee. Insomma se al ristorante si usa la forchetta al posto del cucchiaio per mangiare il brodo al massimo ci si affanna un po’ e gli altri ridono, ma mangiare il menù al posto della bistecca è una scelta che crea reazioni assai diverse.
Scambiare il livello logico è meno frequente, molto pericoloso ma assai meno evidente da riconoscere e correggere. Ecco il caso di chi vuole prendersi cura in modo ‘militaresco’: il Primario definisce il Paziente, i Sintomi definiscono la cura, il prendersi cura diventa una prescrizione da seguire e non un ‘ascolto reciproco’tra il medico, il paziente e la sua malattia, insomma se si sceglie una premessa sbagliata (potendo scegliere tra una giusta e una sbagliata), le conseguenze diventano particolarmente difficili da intercettare e correggere.
L’idea sciamanica che la malattia derivasse da tre cause appare particolarmente intrigante: ci si ammala per una ferita o un avvelenamento esterno, oppure perchè un demone si è impossessato della nostra anima o perché quest’ultima si è persa. La cura sciamanica, tra fumi allucinogeni, ritmi di tamburo, canti e danze faceva uscire l’anima dello sciamano al di là del corpo per combattere il demone o rintracciare quell’anima persa in luoghi di cui possedevano conoscenza e topografia.
Al di là della logica si può andare o con la fede o con la poesia quindi da questo punto in poi occorrerebbe stare zitti parecchio. Riamanendo ancora al livello rozzo delle parole e delle spiegazioni sembra proprio che l’emergenza, la difficoltà, la paura, il dolore inducano il fenomeno della delega all’esperto.
Chi è l’esperto? L’esperto, nel soccorso, non è sempre colui che sa ma è sempre colui che ci prova. L’esperto è sempre colui che si pone in ascolto e viene a soccorso.
Ma l’errore possibile di delegare completamente all’esperto si rivela nella perdita della stima di sé proporzionata solo all’ipertrofia egoica del soccorritore che si illude di essere onnipotente, invulnerabile e invincibile.
L’illusione, sia chiaro, è necessaria anzi indispensabile perché solo illudendosi di essere indistruttibile un soccorritore va proprio là da dove tutti gli altri scappano, ma tale illusione deve poter essere temporanea, uno stato alterato di coscienza ‘a tempo determinato’, altrimenti il rinforzo sociale, prono ai fenomeni biologici di delega al capobranco, finiscono per moltiplicare a dismisura l’idea di qualcuno in grado di risolvere i problemi di qualcun altro al posto suo.
A parte il rischio dell’assistenzialismo endemico si corre il rischio di livelli decrescenti di sicurezza e di capacità attive di vigilare e reagire, si riduce l’autostima e le capacità di autosviluppo e automedicazione. E via e via.
L’errore di secondo Tipo (errore Beta), è solo un livello intermedio rispetto al possibile errore Gamma, di terzo livello. Tale terzo tipo di errore è davvero di fficile da riconoscere, anche solo da nominare perché come il viso di Medusa incanta e paralizza al solo guardarlo.
Infatti corrisponde al blocco dei livelli universali di riferimento: lo spazio e il tempo, il senso di autopercezione e identità, la capacità di riconoscere l’altro. La sindrome post traumatica da stress potrebbe essere descritta come il congelamento di una esistenza nell’attimo dell’evento traumatico, come la riduzione di un film ad un singolo fotogramma senza possibilità di far scorrere ancora nuova pellicola, anche se la vita va avanti, sempre e nonostante tutto, chi subisce un trauma rimane come paralizzato, concentrato su di sé e perciò ancor meno capace di concepire l’esistenza di un altro, degli altri, con equivalenti corpi, emozioni e parole.
Francamente se devo dire perché il Metodo ALFA funziona (vedi nel sito), è perché riesce a ritrovare i confini degli archetipi profondi del soccorritore non tanto nell’eroe semidio nella sua onnipotenza e onniscienza ma nell’idea eternamente accogliente e comprensiva della grande madre, matrigna ed eterna, che sa aspettare con fiducia la crescita del proprio figlio.

Allo stesso modo come ne asseconda lo sviluppo ne sa accompagnare la morte, l’unica a dare conforto soprattutto là dove si perde senso e significato, come sa chi trova un momento di silenzio nelle cappelle semibuie degli ospedali, con quelle statuine femminili un po’ sbiadite. Non voglio convincere nessuno ma sempre più credo che i confini della logica possano essere superati attraverso azioni capaci di disinnescare gli incantesimi degli errori logici di primo, secondo e terzo tipo. Il lavoro del gruppo attraverso i sogni, ovvero l’onirizzazione dell’ascolto e del linguaggio, la condivisione delle storie vere o inventate, la progressiva riorganizzazione dei ricordi secondo i livelli percettivi della vista, dell’udito, dell’odorato, del tatto sono solo un modo un po’ meno casuale di ripercorre una struttura ordinata capace di avere potenza e calore sufficiente a sciogliere il gelo del trauma, gelo necessario a anestetizzare il dolore nell’attimo del pericolo e subito dopo. Ma quanto tempo deve durare un lutto, per quanto tempo dobbiamo restare incantati a guardare nell’abisso, ovvero incantati dal fatto che l’abisso guarda noi?
i pompieri: evoluzione dell’autotutela sociale dagli albori al 1945
giovedì, 20 dicembre 2007L’acquisizione del fuoco e i miti ignei, caverna di Zhoukoudian (Cina), i neanderthaliani e i cro–magnon, raccoglitori o custodi del fuoco, diventano produttori di fuoco. L’equivalenza simbolica del fuoco, Freud e le sue ipotesi, la leggenda di Servio Tullio, Prometeo e la nascita della tecnica, i grandi incendi della storia, i colori del fuoco, la legge e l’incendio, 2300 a.C i pompieri di Alessandria in Egitto, i pompieri prima di Augusto, la militia vigilum di Augusto, Volcanalia, i 2 culti fondamentali dei vigiles, i vigiles adoratori della stata mater, poi Cibele, infine Barbara di Nicomedia (S. Barbara), i motti e il mantra….e altro ancora..Carlo Magno, le Gilde, la Massoneria, Firenze, Napoleone, il fascismo, i prefetti…
Vai al punto 7 I pompieri: evoluzione dell’autotutela sociale.
ALFA: appunti per gli psicologi e non solo
giovedì, 20 dicembre 2007
Brevi appunti per psicologi e non solo di Giovanni Ciancio e Mario Ambrogi
Quando ci si riferisce alla sofferenza la medicina e la psicologia hanno un modo diverso di rappresentarsi la persona. La medicina si rapporterà a un apparato organico fatto di tensioni nervose e contrazioni muscolari: ‘…chi entra in terapia con l’equipaggiamento della laurea in medicina colloca le patologie in un contesto medico e pensa di doverle affrontare come problemi di salute da curare e, possibilmente, guarire.’ J. Hillman 2003. La psicologia guarda ad un apparato psichico determinato da dinamiche di quell’energia che Freud ha chiamato libido: ‘…se si inizia la terapia da una prospettiva psicologica, la patologia è affrontata nei termini di uno dei modi in cui l’anima lavora su stessa’ (2003).
scarica alfa-2007.pdf
cenni storici ALFA: le origini
giovedì, 20 dicembre 2007Cenni sulle origini del modulo ALFA di Giovanni Ciancio e Mario Ambrogi
Il Modulo Alfa è stato ideato da Giovanni Ciancio e diffuso, nell’ambito del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, con la supervisione di Pierluigi Fortezza[1] nel 2003. ALFA origina dalle numerose sperimentazione formative e dalle risultanze dei corsi di formazione per i VVF italiani, ideati e applicati da un gruppo di studio denominatosi FORONEO, istituito con Decreto Ministeriale della Direzione Generale dei Servizi Antincendi e Protezione Civile del Ministero dell’Interno. scarica cenni-origini-alfa.pdf
[1] P. Fortezza, psichiatra e medico del lavoro. Attuale dirigente della Medicina del Lavoro e Formazione Sanitaria dei Vigili del Fuoco italiani.
L’emergenza è un’arte dinamica
sabato, 21 aprile 2007Se non cambia quello che si vede, bisogna imparare a guardare con altri occhi. Forse bisogna a sospendere la tentazione di oggettivare l’emergenza perché per essere compresa, ovvero misurata, prevista e affrontata meglio, dovrebbe essere immaginata come la variante di un arte dinamica: la danza, la musica, la poesia, la lettura, la cucina, il cinema.
All’opposto dell’arte statica (la scultura, la pittura, la fotografia, l’architettura), l’emergenza è un’arte che non si concretizza in oggetti statici ma si realizza piuttosto attraverso relazioni impermanenti, fluttuanti nel tempo e nello spazio in modo indeterminato e (purtroppo), indeterminabile. Ma non per questo completamente imprevedibile.
L’arte statica può anche fare a meno dello spettatore/partecipante, l’arte dinamica no. Un cuoco non esiste se nessuno mangia, come la musica su uno spartito resterebbe muta senza orchestra Anche l’emergenza va considerata come un’arte dinamica perché, per esistere, richiede partecipazione: chi produce e chi fruisce dell’emergenza non esisterebbero l’uno senza l’altro. L’arte dinamica si realizza in relazioni dinamiche, appare quando chi osserva partecipa in una prospettiva soggettiva. Più semplicemente entra in relazione con…
Sia chiaro: utilizzare l’opposizione arte dinamica – arte statica è solo una rozza semplificazione e serve a rendere evidente qualcosa che sfuggirebbe all’osservazione diretta, è un artificio tecnico per il pensiero, utile all’osservazione e alla descrizione di un fenomeno trasparente, come bere il liquido di contrasto prima di una radiografia. Dinamico – statico serve ad amplificare un aspetto dell’emergenza e renderla pensabile in qualche modo per la migliore delle ragioni possibili: sopravvivere.
Anticipando le dinamiche e le evoluzioni dell’emergenza possiamo provare a non farci trovare impreparati. Ma come, esattamente? Stando attenti, restando in ascolto, sempre. Perché l’arte dinamica evolve nel tempo, segue un ritmo, assume un andamento: piano, andante, velocissimo.





