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Affrontare le crisi

Come affrontare le crisi e le emozioni negative e distruttive ?

L’ascolto è l’arma totale. Dopo che avete smesso di ridere provate, e riprovate, e riprovate. Con ostinazione e curiosità proprio perché vi pare assurdo. Le crisi nascono e si alimentanodalla pretesa che l’altro debba essere perfetto. A noi concediamo ogni giustificazione, agli altri no: diventiamo tetragoni e inflessibili e affondiamo nella comune palude del conflitto.

Un buon modo per uscire presto e meglio dai conflitti e dalle reazioni distruttive è l’ascolto. Può sembrare banale ma l’ascolto è una disciplina che richiede uno sforzo estremo: è la ricerca curiosa anche delle ragioni dell'altro senza necessariamente modificare la nostra posizione e le nostre idee. L’ascolto a volte viene confuso con empatia ma si trascura un dettaglio tecnico: empatia è la capacità di intendere anche quello che l’altro non riesce ad esprimere o che dice in modo che neanche lui intende e che non sarà neanche disposto ad ascoltare.

Ascolto ed empatia è accoglimento della differenza dell’altro e del suo punto di vista: ci mettiamo anche dal punto di vista dell’altro ma senza modificare il nostro e (ecco il punto più difficile!) riusciamo a reggere all’attrito di questa differenza.

Siamo alle soglie dell’impossibile ma anche del meraviglioso.

Il conflitto è una linea che separa e unisce, una linea immaginaria tra noi e l’altro in cui ci si può scontrare o fondere. L’ascolto è contemporaneamente uno spazio e un tempo, una linea minima in cui può accadere tutto.

L'oncologia é il luogo perfetto per imparare rapidamente e in modo definitivo l'importanza dell'ascolto, dell'ascolto curioso e costruttivo. L'ascolto curioso è quello di qualcuno che non sa perciò è curioso. Perché differenza crea differenza: ma anche le differenze possono somigliarsi tra loro. Perciò occorre tempo.

Imparare ad ascoltare curiosamente proprio perché non si sa, perché si rinuncia credere di sapere già qual è la cosa giusta da fare offre non solo un clima meno teso, ma apre alla concreta opportunità di trovare soluzioni nuove a problemi vecchi o viceversa aiuta ad adattare a situazioni apparentemente nuove soluzioni che mai ci verrebbero in mente perché le consideriamo vecchie.

Le categorie di giusto e sbagliato, vecchio e nuovo possono essere assorbite in altre categorie attraverso le quali organizzare l'ascolto e l'osservazione, valutare le scelte e prendere decisioni la cui natura, specialmente in oncologia, sono spesso irreversibili.

Le decisioni che si prendono nelle cure oncologiche devono essere le migliori possibili, le più utili. Non c’è spazio per la reattività e gli automatismi mossi da emozioni non elaborate.

Quando si è capaci di un ascolto amorevole, curioso e non reattivo si possono analizzare in modo più completo le opportunità, le alternative e scegliere tra varie alternative, decidendo per la soluzione più armonica per noi, la più utile nello scenario in cui ci si trova in quel momento, in una traiettoria temporale capace di immaginare insieme all'immediato anche il medio e lungo periodo.

In oncologia, a seconda delle fasi della patologia, l'orizzonte si trasforma: bisogna prendere decisioni difficili anzi spesso impossibili. Bisogna imparare a procedere per approssimazioni successive, rinunciare a soffermarsi troppo su eventuali errori che si commetteranno inevitabilmente. Gli errori sono la fonte maggiore di emozioni distruttive eppure fanno parte della matrice della vita e dobbiamo non solo imparare a riconoscerli per evitarli ma soprattutto dobbiamo imparare ad attraversare rapidamente e farne tesoro.

Chi è in buona salute crede che sia impossibile rinunciare alla vendetta per un torto subito, che ancora poco tempo davanti a sé scopre che il perdono può essere l'unica scelta intelligente. Una giovane donna che sapeva di avere ancora poco tempo mi disse che non aveva energie per essere arrabbiata con l'uomo che l'aveva tradita come marito e come padre.

Il suo perdono non annullava ciò che era successo ma serviva a favorire le migliori condizioni possibili per la figlia che sarebbe rimasta senza di lei. Il perdono non cancellava quello che era avvenuto ma creava le condizioni perché forse qualcosa potesse cambiare in meglio.

Non poteva essere certa che la sua rinuncia avrebbe favorito sicuramente il rapporto tra il padre e la figlia, ma era certa che se avesse continuato la faida tra moglie e marito proprio ciò che più voleva che si realizzasse sarebbe stato sicuramente impedito.

Quanto sarebbe interessante ragionare sempre in questo modo.