Blog

Gli atteggiamenti da evitare

Gli atteggiamenti da evitare con un paziente oncologico:  "… don’t be sorry, be careful..!”
(Non chiedere scusa stai attento)

Rimanendo ad un livello superficiale della semplificazione percentuale della curva di sopravvivenza in oncologia, un'altra la questione interessante è: cosa si può fare per cercare di restare nel 60% che sopravvive?

Quali sono le condizioni di quelli che sono compresi nel restante 40%? Dipende solo dalla diagnosi, dalla inevitabile evoluzione del tumore?

Sono argomenti di una potenza incontenibile in poche parole perciò conviene procedere per approssimazioni successive, grandi semplificazioni per cercare di riconoscere linee guida utili a orientarci nella complessità e per migliorare la qualità delle cure.

Mi piacerebbe provare a rovesciare il ragionamento: per una volta smettere di pensare che cosa possono fare i sani per le persone malate. È il momento di cominciare a chiedersi che cosa le persone malate possono fare per le persone sane: cosa possono insegnarci in modo concreto, evidente e utile per aumentare veramente la qualità di vita, per migliorare la salute fisica, emozionale di tutti noi.

Se c’è qualcosa che funziona quando la nostra salute è in pericolo è ragionevole pensare che sia utile ancora di più quando stiamo bene.
Per esempio quando cominceremo a fare attenzione alla qualità delle amicizie e delle relazioni: gli amici veri ti stanno accanto quando stai male.
Ecco quali sono le persone da frequentare quando stai bene.

La manutenzione premurosa e ininterrotta nella qualità di ogni cosa che facciamo, mangiamo, pensiamo e diciamo (o omettiamo di fare perché anche le omissioni fanno punteggio!), può avere un effetto davvero determinante nella qualità di ogni nostra giornata, di ogni nostro incontro, in ogni nostro pensiero.

Le persone malate imparano rapidamente modificare la loro scala di priorità: immediatamente evitano tutte le cose e le persone che li fanno stare peggio. A volte dicendo esplicitamente e in modo diretto di smetterla con i pensieri negativi, le lagne e i conflitti.

Chiedono gentilezza, attenzione e cura senza più il filtro della cortesia: chi sta peggio non vuole stare pessimamente. Se qualcuno non è d'aiuto che almeno ci lasci in pace, ci lasci quieti e possibilmente in silenzio. La malattia e le cure sono molto stancanti, c’è bisogno di riposo: visite brevi, sorridenti e quiete aiutano a passare il tempo quando si è svegli. Confortano se ci si appisola in attesa che le cure facciano il loro lavoro.

Spero che questa inversione di prospettiva diventi presto ovvia: aiutare concretamente qualcuno in difficoltà da giovamento innanzi tutto a chi aiuta. Provare per credere. Faccio collezione di frasi sceme, la più votata è: “… se serva aiuto chiedimi tutto quello che vuoi…” .

La frase corretta è: “.. a che ora vuoi che venga a casa a stirare il bucato? Ti ho fatto la spesa dove la metto? Cosa vuoi per cena? Stai tranquilla alla visita ti accompagno io e resterò accanto a te e poi ti riporto a casa”

Come l'abolizione per legge dei mendicanti fuori le chiese ci farebbe perdere l'occasione di scoprire che qualcuno sta peggio di noi, allo stesso modo scoprire che chiunque di noi può ritrovarsi all'improvviso nel mondo parallelo dell'oncologia, da solo e senza sapere da che parte andare ci a capire che un aiuto concreto risolve problemi che per l’altro possono essere insormontabili e soprattutto che l’esperienza d’aiuto è sempre molto gratificante, più dello sforzo che richiede.

Senza arrivare a parlare di misericordia basterebbe già semplicemente sperimentare un profilo di gentilezza reciproca, ma anche la già più impegnativa la rinuncia al conflitto ad ogni costo persino se si ha ragione: la condizione di sofferenza costringe a stare sull’obiettivo necessario e urgente, se il conflitto non serve va evitato o, almeno, rimandato a momenti più favorevoli.