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Istruzioni per l'uso

Oncologia: istruzioni per l’uso

Se mai si scriverà un manuale di istruzioni per l'uso alla prima riga del manuale troverebbe scritto: "chi entra nel mondo dell'oncologia non esce più": alla seconda riga troverebbe scritto: "chi entra nel mondo dell'oncologia ne sarà trasformato anche suo malgrado in modo spesso inimmaginabile. L'unico modo per sopravvivere al terrore di questa prospettiva è osservarlo con meraviglia e curiosità" dal momento che si entra nel mondo dell'oncologia e da lì tanto vale cercare di coglierne la parte utile.

Alla terza riga del manuale troverebbe scritto: " In oncologia esistono le cose ottime, quelle migliori, quelle superflue e quelle inutili e controproducenti.

Il vero problema non è la malattia soltanto ma riconoscere a quali di queste condizioni appartengono le cure che stiamo facendo."

Anche la malattia ha un proprio punto di vista. Chiunque tenti di operare in questo scenario in chiave terapeutica si rende immediatamente conto che ogni punto di vista possiede un'aspettativa, una esigenza, una prospettiva che entra in contrasto con qualcun’altra presente nello scenario.

Anche se sembra tutto tranquillo c'è un’enorme tensione in campo: gli orologi vanno ad un'altra velocità, le emozioni ad un altro volume. Tutto sembra fermo ma in realtà si muove ad una velocità completamente diversa da qualsiasi altra organizzazione umana. Il mondo dell’Oncologia è parallelo e distinto dal mondo comune: chi è malato, chi lo assiste, chi lo cura deve capire il più presto possibile in quale campo di forze si muove.

Prima capisce, meglio intende le linee di conflitto possibile e le evita e meglio saprà riconoscere le opportunità disponibili e meglio riuscirà a stare nello scenario oncologico. Si può dire anche altro: tutto ciò che confonde, disorienta e fa disperdere energie non è soltanto fastidioso ma può diventare fonte di pericolo perché ritarda l'inizio di un intervento corretto, il migliore possibile, l'unico che possa veramente dare un risultato utile.

Dopo la diagnosi di tumore si assiste invece spesso ad una fase che può essere definita del flipper: il paziente si sente sbalzato da una persona all’altra come la pallina in un flipper impazzito. Una paziente mi fece notare che la diagnosi di tumore assomigliava al momento in cui le stava per nascere un bambino: chiunque incontrasse aveva da dire qualcosa, le toccava la pancia anche senza chiedere permesso.

Sembra paradossale ma anche il tumore come una gravidanza espone le persone ad una condizione ‘no border’ senza confini. Chiunque si sente autorizzato a dire qualunque cosa.

Chiunque conosce qualcuno che conosce qualcun altro che ha una stessa patologia, o conosce il migliore degli specialisti del mondo, oppure conosce la migliore terapia e il migliore degli oncologi che però soffrono di un non meglio precisato complotto per cui anche se ottiene con la sua terapia miracolosa risultati eccezionali, nessuno l'aiuta a diffondere il suo verbo e nessuno capisce… eppure lui riuscirà a trovare lo spazio per una visita e un consulto.