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Psicooncologia ed ipertermia

L’Ipertermia è una delle metodiche della cosiddetta Oncologia Integrata che comprende, insieme ai farmaci del protocollo oncologico internazionale, anche l’ipertermia, il sostegno psicologico, le diete personalizzate, l’ozonoterapia, l’omeopatia, un gran numero di fitofarmaci e integratori e altro ancora.

Insomma gli impegni che richiede una cura Oncologica Integrata sono, se possibile, ancora più complessi di quella del protocollo oncologico consueto. La posologia delle infusioni, le pillole da prendere, le attività possibili ecc. possono riempire ogni ora del giorno. I risultati sono evidenti, la qualità e la disponibilità di vita migliora ma è difficile stare al passo con tutto quello che si dovrebbe e potrebbe fare.

Il paziente che si cura con l’Oncologia Integrata finisce quasi per non avere mai un momento libero dall’idea della propria malattia. Tutto gli ricorda continuamente la condizione di salute e le sue prospettive precarie.

Accade allora che l’identità personale e professionale precedente alla malattia pare disgregarsi e rifondersi nella nuova identità e professione di malato, in cura a tempo indeterminato. E con lui le persone che lo circondano in modo diretto e indiretto. La malattia oncologica e le sue cure non finiscono mai: non si torna più indietro e la nuova idea di futuro appare in ogni caso inaccettabile.

Le cure di Oncologia Integrata costano fatica in ogni senso: tempo, impegno, sforzo fisico, speranze e denaro sembrano non essere mai abbastanza specialmente se l’orizzonte con il passare del tempo appare indefinito e incerto, paradossalmente, proprio quando si supera e in buona salute, la percentuale statistica prevista e quindi prevedibile di analoghi pazienti in cura con il protocollo di base.

Insieme al paziente tutta la famiglia viene coinvolta nella malattia, nelle cure e lo segue nelle oscillazioni degli effetti collaterali, confondendo a volte un livello con un altro, specialmente se non trova un interlocutore di riferimento capace di dare informazioni affidabili e comprensibili.

L’efficacia delle cure oncologiche determina una vera e propria nuova categoria umana: i lungo sopravviventi. Per le persone che reagiscono bene alle cure occorre immaginare allora immaginare un modo nuovo di pensare e comunicare, nuovi linguaggi e nuove categorie del pensiero perché tutto appare completamente diverso, in gran parte ancora tutto da esplorare.

E di questa novità tanto gradevole quanto inquietante ne patiscono sia i pazienti che i parenti perché contemporaneamente esposti tanto alla speranza che alla disperazione, in un ossimoro emozionale davvero difficile da tollerare. Nella frenesia delle cure solo in pochi trovano il tempo per elaborare questa inevitabile e necessaria trasformazione.

Il tempo del trattamento in Ipertermia offre una deliziosa occasione di pausa nella lunga e spesso tortuosa filiera delle cure che seguono a una diagnosi oncologica. Il paziente può restarsene finalmente sdraiato, tranquillo, fermo.

Sospeso al tepore ronzante della macchina per una o anche due ore, aspetta più o meno fiducioso gli effetti delle cure. Può appisolarsi o guardare il soffitto, ma anche, se vuole, chiacchierare con l’operatore che gli resta sempre accanto: di solito un infermiere o un medico.

Il tempo dell’Ipertermia può diventare così anche l’occasione di incontrare un’altra figura professionale ancora poco diffusa in Oncologia: lo Psiconcologo.

E’ uno Psicologo Psicoterapeuta esperto degli scenari oncologici, specialista appunto nell’accoglimento e nella armonizzazione di emozioni e pensieri specifiche di pazienti e familiari oncologici. Infatti può essere di riferimento tanto per il paziente che per le persone che lo accompagnano.

Il tempo altrimenti sospeso dell’Ipertermia diventa l’occasione per chiacchierare con un professionista, qualcuno che non sia un parente o un amico. Un professionista esperto e meno coinvolto, più adatto a condividere il senso di isolamento, solitudine, paura e sconforto che i pazienti tengono nascosti a parenti e amici di solito, o loro a lui.

Lo Psiconcologo è un interlocutore disponibile e attento con cui si può chiacchierare di qualsiasi cosa. Con leggerezza, a caso e senza scopo perché l’altro sa già per esperienza cosa accade e come ci si sente.

La malattia si sposta sullo sfondo perciò non c’è bisogno di nominarla. Chiacchierando si finisce spesso con il rievocare gli episodi più rilevanti della storia della propria malattia e raccontarne i momenti più difficili. Finalmente si può esprimere fino in fondo cosa si è sentito e pensato. Condividere il racconto delle storie intorno la propria malattia rende possibile fare una valutazione più precisa delle aspettative e dei timori, delle speranze e delle risorse a disposizione. Diventa una vera e propria consulenza utile all’Oncologo per una verifica dell’andamento delle cure.

Se per esempio nella stessa famiglia ci sono già state altre storie oncologiche, è importante elaborare comportamenti utili e coerenti alla situazione attuale se è diversa dalle precedenti. Altrimenti tutti restano irresistibilmente attratti dalle esperienze passate. Altre volte le paure per la malattia e gli effetti delle cure diventano sproporzionate o sottostimate perché si amplificano senza ragione. Oppure deviano altrove nella lettura compulsiva di analoghe situazioni sui social . Insomma per tante ragioni il paziente può seguire le cure in modo irregolare e discontinuo, riducendone l’efficacia.

Lo Psiconcologo a stretto contatto con l’Oncologo collabora alla compliance, all’interno di una di condivisione della riservatezza autorizzata dal paziente. La Psiconcologia non è una psicoterapia concentrata su tutta la vita del paziente e non contraddice eventuali altri percorsi di supporto psicoterapeutico passato o attuale. Anzi se possibile entra in sinergia.
Piuttosto che un ingenuo fai-da-te lo Psiconcologo propone un intervento psicoterapeutico di sostegno emozionale e cognitivo concentrato alle continuità delle cure, perché possano proseguire in modo corretto, senza equivoci e resistenze.

L’Oncologia Integrata diventa così anche una Oncologia Integrante: in collaborazione costante con l’Oncologo anche la funzione testimoniale dello Psiconcologo genera lo spazio e il tempo dell’incontro: un luogo dove aggregare le inevitabili contraddizioni e i conflitti lungo la filiera delle cure, che provocano le reazioni difensive di resa e di affidamento impotente ‘all’esperto’, con fenomeni dissolutivi e quasi di resa, perché viene a dissolversi la sensazione di efficacia del Sé del paziente, del suo senso e valore come persona.

Lo Psiconcologo conosciuto durante l’ipertermia diventa una funzione di coagulazione delle parti scisse, meglio compresa nella sua utilità e può essere successivamente scelto come contenitore di ascolto dinamico delle oscillazioni del paziente e dei familiari. Anche solo l’ascolto riduce infatti di molto l’ampiezza delle scosse emozionali in occasione dei controlli periodici o di eventuali recidive perché riduce il senso di isolamento e di solitudine, la perdita del senso del sé e del proprio valore come essere umano.

Se le cure evolvono verso le fasi terminali, accanto all’Oncologo e al personale dello staff, la presenza esperta dello Psiconcologo favorisce la creazione di un ascolto condiviso tra i familiari, utile alla possibile conciliazione dei conflitti sospesi, delle ultime cose da dirsi e ascoltare. E’ il momento del saluto e del perdono adatto all’accompagnamento del paziente nel modo più delicato e amorevole possibile.

La persona ammalata non è più soltanto la sua malattia o la sua cartella clinica, ritorna una persona con una malattia. Recupera la propria identità di persona, di familiare di amico con un senso e un valore coerente e riconoscibile. Le separazioni possono così compiersi delicatamente, senza che ci sia dell’altro che rimanga inespresso o non agito.

Ogni lutto è intollerabile da attraversare: è impossibile per definizione. Si compie nel tempo, per fasi e approssimazioni progressive. E’ importante aver sciolto ogni riserva, dubbio e possibile motivo di pentimento.

La presenza testimoniale dello Psiconcologo in Oncologia Integrata nei periodi successivi al lutto, può favorire la progressiva accettazione della perdita di una persona cara perché c’era anche lui, insieme. L’esperienza di lutto, se condivisa, pur restando lacerante, permette di tornare prima e meglio al ciclo di vita quotidiano consueto ma in questo modo più evoluto, di quanti rimangono.

 

Dott. Mario Ambrogi
Psicologo Psicoterapeuta
presidente IPSE Istituto di Psicologia dei Sistemi Evolutivi Onlus

cell. 340 255826
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