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Sostenere i bisogni

Come sostenere i bisogni emozionali e psicologici dei pazienti oncologici e dei familiari

Il primo bisogno del malato e della sua famiglia dopo una diagnosi oncologica è di essere accolto, di sentirsi accolto: avere la sensazione che qualcuno sa che cosa sta accadendo e che cosa accadrà. Avere la sensazione che si può fare qualcosa di utile, di possibile, di concreto. E che lo si può fare adesso, fin da subito. Il paziente ha bisogno di sentirsi riconosciuto nella ‘nuova identità di malato’.

E’ importante sapere che propria malattia è conosciuta, si può contare su un bagaglio di competenza e di esperienza legittimato e affidabile.

Meglio ancora è avere una relazione cordiale, franca e diretta con l'oncologo la sua equipe. E’ molto più impegnativo che restare nella posizione di delega all’esperto, passiva e spaventata. L’espressione ‘paziente’ diventa allora ingannevole: il paziente e la sua famiglia devono darsi da fare e in fretta, verso la terapia migliore e più completa possibile. Meglio ancora sarà se l’ equipe oncologica è coerente e coesa alle indicazioni dell’oncologo che le guida.

Una squadra motivata e ottimista raggiunge risultati improbabili in condizioni diverse.
Il paziente e la sua famiglia fanno parte dell’equipe di cura anche se questo rischia di modificare i protocolli consueti in cui gli uni sono spesso separati dagli altri. Il paziente e i familiari rispecchiano il tono emozionale delle persone che si prendono cura di loro: impegno, leggerezza, cordialità non devono far calare la professionalità, la precisione, l'attenzione ai dettagli e la precisione delle attività.

L’umanità delle cure deve essere sostenuta da una precisione tecnica di assoluta eccellenza, non un punto di meno.
La dimensione umana aiuta a ridurre l'effetto a volte spersonalizzante delle terapie. L’ organizzazione dei sistemi di cura a volte può diventare poco attenta alle esigenze individuali, agli stati d'animo e alle aspettative dei pazienti e dei familiari. Inevitabilmente le esigenze organizzative richiedono una certa rigidità nella esecuzione di quanto va fatto.

Ma proprio per questo motivo la personalizzazione sulle persone deve diventare la norma non l’eccezione. Con prudenza, attenzione ma anche elasticità. Aver cura di una sincera e autentica qualità nella relazione umana, fatto salvo le singole competenze professionali, aiuta a costruire una comunità cooperante, in cui ciascuno può trovare una propria collocazione, utilità e valore. Non è facile anzi è un equilibrio assai delicato che richiede attenzione costante e manutenzione ininterrotta.

Ma il valore che la coerenza del gruppo aggiunge alla qualità delle cure, per quanto inestimabile, appare sicuramente di notevole portata.

Forse la qualità della relazione tra paziente, familiari ed equipe di cura non aggiunge niente all'efficacia delle cure, o meglio: fino ad ora non siamo ancora in grado di misurarne il valore. Di sicuro però la percezione di quanto avviene apparirà assai più gradevole, e quale sia l'evoluzione e la conclusione tutti sapranno trarne comunque qualcosa di utile e importante per sé.