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Come sostenere i bisogni emozionali e psicologici dei pazienti oncologici e dei familiari

Il primo bisogno del malato e della sua famiglia dopo una diagnosi oncologica è di essere accolto, di sentirsi accolto: avere la sensazione che qualcuno sa che cosa sta accadendo e che cosa accadrà. Avere la sensazione che si può fare qualcosa di utile, di possibile, di concreto. E che lo si può fare adesso, fin da subito. Il paziente ha bisogno di sentirsi riconosciuto nella ‘nuova identità di malato’.

Oncologia: istruzioni per l’uso

Se mai si scriverà un manuale di istruzioni per l'uso alla prima riga del manuale troverebbe scritto: "chi entra nel mondo dell'oncologia non esce più": alla seconda riga troverebbe scritto: "chi entra nel mondo dell'oncologia ne sarà trasformato anche suo malgrado in modo spesso inimmaginabile. L'unico modo per sopravvivere al terrore di questa prospettiva è osservarlo con meraviglia e curiosità" dal momento che si entra nel mondo dell'oncologia e da lì tanto vale cercare di coglierne la parte utile.

Come aiutare un paziente oncologico: differenza crea differenza

Un paziente mi raccontò della differenza dell'effetto che gli fecero le parole del padre e della madre: la madre era spaventata e manifestava sempre la preoccupazione che qualcosa potesse andare storto.

Le sue frasi ricorrenti erano: "… Non prendere freddo… Non ti stancare…". Il padre invece gli disse una sola frase guardandolo negli occhi: "… Pensa sempre al domani, tu ce la puoi fare perché sei sempre stato diverso, diverso in tutto…".

Come non lasciarsi sopraffare dalla paura

Il mondo dell'oncologia andrebbe immaginato come uno scenario mutevole, pieno di segnali ambivalenti, dal significato incerto, di estrema variabilità a seconda di come gli stessi elementi vengono interpretati o collegati tra loro da diversi operatori.

oncologia integrata

Dopo la diagnosi di tumore è il flipper: il paziente e i familiari rimbalzano da un'informazione ad un'altra, da un suggerimento, un consiglio, una indicazione all'altra.

La cosa più facile sarebbe distinguere tra le cose giuste quelle sbagliate. Peraltro in oncologia è normale chiedere un secondo parere. Lo prevede la prassi, nessuno ha motivo di offendersi, anzi gli stessi oncologi informati dai pazienti di voler chiedere un secondo parere possono addirittura esserne contenti e collaborare con il collega.

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